La sentenza ( 26 giugno 2025 )
 

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Federico  Bevilacqua 

La sentenza

Dopo quattro anni e 130 udienze, dopo l’interrogatorio di alcune centinaia di testimoni e l’avvicendamento di circa 300 parti civili,   Il dispositivo letto dalla presidente Antonella Crea, dopo sei ore di camera di consiglio, ha stabilito che l’azienda Miteni di Trissino è all’origine dello sversamento degli “inquinanti eterni”, le sostanze perfluoroalchiliche utilizzate nelle produzioni industriali, fonte di ricchezza e di lauti guadagni, ma anche causa di gravi danni alla salute per centinaia di migliaia di persone che bevevano inconsapevolmente l'acqua di casa. 

Undici dei 15 imputati sono stati dichiarati colpevoli, quattro le assoluzioni. Le pene detentive sono in totale pari a 141 anni di reclusione. Da 2 anni e 8 mesi a 17 anni e mezzo.

A febbraio i pubblici ministeri Hans Roderich Blattner e Paolo Fietta avevano chiesto 9 condanne, per complessivi 121 anni e sei mesi di reclusione. I giudici sono andati oltre, ritenendo provati tutti i reati di avvelenamento delle acque destinate all’alimentazione umana, disastro ambientale, inquinamento ambientale e bancarotta fraudolenta. Solo la gestione non autorizzata di rifiuti è stata prescritta.

Risarcimenti milionari, con la cifra massima di 58 milioni di euro concessa al ministero dell’Ambiente, che adesso dovrà mettere mano alle bonifiche.

 

“Quell’azienda era una bomba atomica innescata, una bomba a orologeria che ha causato un disastro ambientale, con gravi effetti sulla popolazione” aveva detto il pm Blattner concludendo la requisitoria. La sentenza dimostra che aveva ragione. Nell’elenco troviamo i manager che si sono avvicendati nella gestione della Miteni. Innanzitutto i giapponesi di Mitsubishi Corporation che hanno avuto il controllo della Miteni dal 2002 al 2009: 11 anni per Maki Hosoda, 60 anni, business manager 2002-2008 (era stata chiesta l’assoluzione); assoluzione per Kenij Ito, 68 anni, business manager 2008-09; 16 anni di reclusione per Naoyuki Kimura, presidente o consigliere Miteni dal 2003 al 2009; 16 anni per Yuji Suetsune, 64 anni, presidente Miteni dal 2003 al 2006. Le responsabilità di Mitsubishi vanno ricondotte alla conoscenza della tossicità dei Pfas che risalirebbe almeno al 2005. La Procura ha sostenuto che i vertici sapevano, ma nascosero la verità continuando impunemente a produrre.

Del secondo gruppo fanno parte i vertici della società lussemburghese Icig-International chemical Investors, proprietaria di Icig Italia 3 holding srl, che ha acquistato la Miteni nel 2009, pagandola un solo euro. Una cifra simbolica, che secondo l’accusa era motivata dalla consapevolezza di Mitsubishi e di Icig della disastrosa situazione che sarebbe stata lasciata in eredità, con costi enormi per le bonifiche dei terreni e delle acque. Queste le decisioni dell’Assise: 17 anni di reclusione per Hendrik Schnitzer, 67 anni, amministratore delegato 2009-2018; 17 anni per Georg Hannes Riemann, 72, consigliere 2009-2018; 17 anni per Alexander Nicolaas Smit, 82, cittadino olandese, residente in Francia, presidente Miteni 2009-12; 17 anni per l’irlandese Brian Anthony Mc Glynn, 68 anni, residente a Milano, presidente o amministratore delegato Miteni dal 2007 al 2018, 4 anni 6 mesi per Martin Leitgeb, presidente Miteni dal 2017 al fallimento.

 

L'inchiesta e il processo hanno avuto un forte impatto mediatico, portando alla luce la pericolosità dei PFAS e la necessità di bonificare i territori colpiti. La sentenza è stata definita storica e rappresenta un importante precedente nella lotta all'inquinamento da PFAS. Il caso Miteni ha inoltre evidenziato come le sostanze tossiche, come i PFAS, possano diffondersi a vasto raggio, raggiungendo vaste aree geografiche e causando un rischio di contaminazione diffusa.

 

 

 

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